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Mile High Holiday!

Finalmente si parte!

Dopo un mese di preparativi, tra visto, scuola, famiglia e altri dettagli. E’ tutto pronto. E’ ora di partire.

Da oggi comincia questa breve avventura, con grandi aspettative e il giusto entusiasmo. Si va a Denver. Tre settimane di vacanza nella Mile High City, un corso di inglese che spero darà qualche frutto, una famiglia americana che mi ospiterà, e dalla quale spero di capire un altro modo di vivere, con stile, abitudini e routine diverse dalle nostre. La curiosità di conoscere una piccola parte del popolo americano, è grande. Ho sempre sentito pareri discordanti sugli americani, e sugli Stati Uniti. O li si odia o li si ama. E’ giunto il momento di farmi la mia idea. Sarà l’occasione anche per conoscere persone di altri continenti, che parteciperanno alle lezioni insieme a me, con cui condividerò tempo ed esperienze. Insomma, ci sarà tanto da raccontare al mio ritorno, per il momento… Allacciate le cinture! Si decolla!

Mile High Holiday – Preparativi

Un miglio esatto di altitudine, cioè 1609 metri sul livello del mare. Denver, Colorado. Questo è il posto dove ho scelto di passare l’estate. “Di così tanto mondo c’è solo un posto…” cantava Ligabue, ed è esattamente quello che ho pensato io. Solo li avrei voluto andare in questo momento, solo questa voglia di realizzare uno dei miei sogni di sempre, solo lo stimolo di visitare e “vivere” questa città poteva farmi prendere questa decisione e affrontare l’estate con nuovo entusiasmo. Così, messe insieme due o tre informazioni, è partito il “progetto Mile High Holiday”. Tre settimane (purtroppo non di più, ma qui ho un lavoro con cui devo fare i conti) ospite di una famiglia americana, le mattine a scuola di inglese e i pomeriggi in giro per la città. Alcune tappe fisse ovviamente già pianificate, Invesco Field at Mile High su tutti, e la speranza di riuscire ad assistere a qualche allenamento dei Broncos. E un altro piccolo sogno da rincorrere… Ancora poco più di un mese e si parte! Stay tuned..

…the new beginning…

La vita ci mette sempre davanti a nuove sfide, giorno dopo giorno, e l’unica cosa che possiamo fare è affrontarla, senza paura. Ogni cosa che succede, ogni evento che cambia l’equilibrio in cui eravamo fino al giorno prima, è l’inizio di un nuovo capitolo della vita. E va affrontato con la consapevolezza che ci porterà nuove esperienze, belle o brutte che siano, farà cambiare le nostre abitudini, magari i nostri pensieri, e può anche darsi che indebolirà le nostre certezze. Ma ci aiuterà a crescere. Insomma, ci farà vivere.

London Calling

Io c’ero.

Tutto inizia a gennaio scorso, leggendo i soliti siti di football americano, ecco la bellissima notizia. L’NFL ha scelto la partita da disputare a Londra, quest’anno sarà San Francisco 49ers contro… Denver Broncos!!

La prima reazione è stata “devo per forza esserci”. Infatti non mi capita più un occasione così, poter vedere la mia squadra preferita, senza dover viaggiare negli states in periodi dell’anno improbabili e con costi esorbitanti. Londra bene o male è una meta “facile”. Cerco un volo, un alberghetto qualsiasi, e ci siamo. Tutto sta nel trovare i biglietti per la partita!

Da li ogni giorno si cercano informazioni, dettagli, rumors. Alla fine i biglietti vengono messi in vendita, e dopo mezzora i miei due posti sono acquistati. Ci siamo! O meglio, mancano ancora 9 mesi, la partita sarà il 31/10 e siamo appena a metà febbraio… ma ormai il più fatto.

Prenoto subito il volo, l’albergo e poi non mi resta che aspettare…

E finalmente è arrivato il momento. Sabato 30/10 all’alba si parte, destinazione Londra. Un giorno per girovagare per la città con altri amici, e nel pomeriggio il primo appuntamento da non perdere.

NFL FAN RALLY – Trafalgar Square

Dalle 13 alle 17 intrattenimento puro con il commisioner dell’NFL, le San Francisco Gold Rush (le cheerleaders dei 49ers), I SF Noise (gruppo di percussionisti davvero incredibili) e poi vari stand dove comprare merchandising vario e vivere un po’ di realtà americana in Europa. Presenti tantissimi tifosi, di tutte le squadre NFL, non solo delle due partecipanti. Atmosfera già incredibile, ma è solo l’antipasto di quello che sarà il giorno dopo, la partita nello stadio più bello e più importante d’Europa, il mitico Wembley Stadium. Leggi il resto di questa voce

Ci vado perchè ho pagato

Come tutti gli anni, finita l’estate, iniziano i progetti su come passare il freddo e lungo inverno, cercando di evitare di ritrovarsi la primavera prossima con un una manciata (quando va bene) di chili in più. L’inverno sarà lungo, duro e faticoso. La prova costume non è più una minaccia, ma solo un lontano ricordo e quindi è più facile farsi battere dalla forchetta, eterna nemica.

“Qualcosa dobbiamo fare, non possiamo passare tutto l’inverno sul divano, altrimenti sarà un disastro” pensiamo. Ma già a metà pensiero smettiamo di crederci sul serio. E allora ci vuole una motivazione forte. Da solo non combinerò mai niente, inizierò la mia attività convinto di portarla avanti tutto l’inverno, ed arrivare la prossima primavera in splendida forma, ma al primo giorno di pioggia: “oggi quasi quasi sto a casa, tanto vado poi domani che non piove”.

Ci vuole un compagno di avventura. Qualcuno pronto a spronarci, che alla prima incertezza ci convinca ad uscire di casa e ci faccia sentire in colpa se ci tiriamo indietro.

“Ciao… ehm.. senti, oggi non è che avrei molta voglia… “
“!!??!… speravo me lo dicessi, nemmeno io! Andiamo a fare un aperitivo?”
“Andata!”

Meno male che in due ci si fa forza… L’amico non basta, non è la soluzione. E’ vero, a volte un amico davvero convinto ci può aiutare, ma non basta!

E allora ci vuole di più, dobbiamo insistere, ci vuole un qualcosa che quasi ci costringa a continuare, perchè così avevamo detto e perchè questo era quello che ci eravamo imposti. Qualcosa che ci tocchi davvero, che faccia la differenza.

“Mi iscrivo!” Le due parole magiche. Mi iscrivo in palestra, o in piscina, o ad un corso, qualsiasi cosa purchè si paghi! Così non ci fermeremo davanti a nulla. “Ci vado perchè ho pagato!”

Certo… Due volte, tre volte, anche cinque qualcuno.

Ma poi… quando sono passate le prime settimane e la spesa iniziale è stata metabolizzata, inizia l’inverno. Piove, e fa freddo, e il corso è una palla perchè è troppo difficile, oppure troppo facile, domani sera non c’è perchè l’istruttore è malato, ho fatto tardi in ufficio non riesco ad andare, e poi in piscina c’è la coda per asciugarsi i capelli, poi stasera gioca il Milan, poi c’è la cena coi colleghi, poi il compleanno dell’amica, poi ho il raffreddore meglio che non vado che poi mi ammalo del tutto…

Insomma… è’ arrivato l’autunno e come tutti gli anni, le palestre, le piscine, gli istruttori… ringraziano.

NFL – Introduzione

National Football League

National Football League

E’ la lega di football americano made in USA, la più importante a livello professionistico nel mondo. Questa lega è stata fondata nel 1920 col nome di American Professional Football Association, successivamente nel 1970 si fuse con la American Football League, dando vita a quella che conosciamo oggi appunto come NFL.

E’ formata da 32 squadre di città sparse in tutto il territorio americano, da New York a Washington, da San Francisco a Dallas, da Chicago a Seattle. L’unica grande metropoli americana a non ospitare attualmente una franchigia è Los Angeles, anche se in passato ne ha avuto anche due contemporaneamente.

Il campionato si svolge per 17 giornate, si gioca una volta a settimana, nel periodo dell’anno che va dall’inizio di Settembre a Gennaio. Ogni squadra disputa 16 partite e ha un turno di riposo (chiamato BYE week). Al termine della stagione regolare, le migliori 12 squadre accedono ai play off. Le due finaliste si contendono poi la vittoria del campionato in quello che per anni è stato l’evento sportivo più seguito nel mondo, il Superbowl.

Nei prossimi post cercheremo di capire un po’ meglio come funziona questo sport, e quali sono le regole principali di questa lega.

Stay tuned…

L’importante è attirare

Se poi non so nemmeno di cosa sto parlando, non importa.

Il 20-9-2010 Kenny McKinley, 23 anni, viene ritrovato morto in una stanza di casa sua, ucciso da un colpo di pistola alla testa, in quello che viene catalogato come “sospetto suicidio”. Era un giocatore di football americano dei Denver Broncos, franchigia della NFL, la principale lega di football americano (la nostra serie A per intenderci). I motivi per cui questo ragazzo si sia tolto la vita sono ancora ignoti, nessuna lettera, nessun sospetto da parte di amici o parenti o compagni di squadra. Il tutto desta molto stupore e sconforto tra le persone che lo conoscevano, e che di lui ricordano i grandi sorrisi e la grande vivacità. Le indagini cercheranno di chiarire cosa realmente sia accaduto, e se veramente è stato suicidio, quale possa essere il motivo.

Purtoppo non è la prima volta che una tragedia colpisce il mondo del football americano, ogni volta motivi differenti (casualità, incidente, cattive frequentazioni), ma sempre una costante: il modo in cui la nostra stampa tratta l’argomento. Leggendo gli articoli la mattina dopo, ovviamente prima sui giornali americani, che quotidianamente spulcio essendo un appassionato proprio di football NFL, si aveva un ritratto vago dell’accaduto, tutti in cerca di un perchè possa essere successo.

Più tardi nella giornata mi imbatto nel sito del Corriere della Sera e a metà pagina leggo: “Suicida ricevitore di Denver, era diventato riserva”. Stupore, un giornale italiano che tratta la notizia. Entro e leggendo l’articolo la solita delusione, mista a rabbia e desolazione. Non cambierà mai niente.

Ovviamente l’articolo era scritto da qualcuno che di football non sa nulla, non sa le regole del gioco, e nemmeno quelle che gestiscono la rosa di una squadra. Non sa cosa sia la Injury Reserve (lista infortunati in cui era inserito Kenny) e come funziona. Ma evidentemente aveva qualche riga a disposizione sul sito per fare un pezzo, e allora titolo ad effetto, facciamo credere che sia un pazzo scatenato, che alla prima partita da riserva si suicida. La gente sarà incuriosita e cliccherà il mio pezzo e così potrò avere i miei ritorni. Ovviamente il fatto di essere nella lista infortuni (e non una riserva, c’è differenza nello sport americano) non è stato il motivo del suicidio di questo ragazzo. Anche perchè era infortunato da agosto, quindi da due mesi, e l’anno prima aveva sempre giocato finchè non si era infortunato. Ma l’articolo funziona di più se faccio l’associazione ad effetto, senza rispetto per un ragazzo morto non si sa perchè, per la propria famiglia, per gli amici, per la comunità di Denver che per fortuna, almeno, non leggerà mai l’articolo.

Troppo spesso in Italia quello che non è calcio o gossip, non viene trattato con la dovuta professionalità. Il football è uno sport poco diffuso nel nostro paese, e certo grazie a questi articoli la gente non ne sarà attratta e si farà un idea sbagliata e lontano dalla realtà.

A volte piuttosto che parlare di qualcosa giusto per farlo, meglio tacere.

R.I.P. Kenny McKinley (1987-2010)

Are you ready?

…I said ARE YOU READY??? Then, for the thousands in attendance, and the millions watching around the world… Ladies and Gentlemen… Let’s get ready to RUMBLEEE!!!!

E’ diventata l’introduzione più celebre nel mondo dello sport degli ultimi anni, ideata e utilizzata dal mitico Micheal Buffer per introdurre i pugili negli incontri più importanti. Grazie a lui l’adrenalina tra il pubblico saliva e l’attesa per il match si faceva febbrile.

E allora quale migliore introduzione possibile per questo inizio? Non è un match di box, ma si tratta comunque di una sfida.. quella di tenere questo blog aggiornato e vivo nel corso del tempo. Vedremo poi che succederà, per il momento, dico a chi vorrà seguirlo… LET’S GET READY TO RUMBLE!!!!!

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