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Mile High Holiday – Preparativi

Un miglio esatto di altitudine, cioè 1609 metri sul livello del mare. Denver, Colorado. Questo è il posto dove ho scelto di passare l’estate. “Di così tanto mondo c’è solo un posto…” cantava Ligabue, ed è esattamente quello che ho pensato io. Solo li avrei voluto andare in questo momento, solo questa voglia di realizzare uno dei miei sogni di sempre, solo lo stimolo di visitare e “vivere” questa città poteva farmi prendere questa decisione e affrontare l’estate con nuovo entusiasmo. Così, messe insieme due o tre informazioni, è partito il “progetto Mile High Holiday”. Tre settimane (purtroppo non di più, ma qui ho un lavoro con cui devo fare i conti) ospite di una famiglia americana, le mattine a scuola di inglese e i pomeriggi in giro per la città. Alcune tappe fisse ovviamente già pianificate, Invesco Field at Mile High su tutti, e la speranza di riuscire ad assistere a qualche allenamento dei Broncos. E un altro piccolo sogno da rincorrere… Ancora poco più di un mese e si parte! Stay tuned..

L’importante è attirare

Se poi non so nemmeno di cosa sto parlando, non importa.

Il 20-9-2010 Kenny McKinley, 23 anni, viene ritrovato morto in una stanza di casa sua, ucciso da un colpo di pistola alla testa, in quello che viene catalogato come “sospetto suicidio”. Era un giocatore di football americano dei Denver Broncos, franchigia della NFL, la principale lega di football americano (la nostra serie A per intenderci). I motivi per cui questo ragazzo si sia tolto la vita sono ancora ignoti, nessuna lettera, nessun sospetto da parte di amici o parenti o compagni di squadra. Il tutto desta molto stupore e sconforto tra le persone che lo conoscevano, e che di lui ricordano i grandi sorrisi e la grande vivacità. Le indagini cercheranno di chiarire cosa realmente sia accaduto, e se veramente è stato suicidio, quale possa essere il motivo.

Purtoppo non è la prima volta che una tragedia colpisce il mondo del football americano, ogni volta motivi differenti (casualità, incidente, cattive frequentazioni), ma sempre una costante: il modo in cui la nostra stampa tratta l’argomento. Leggendo gli articoli la mattina dopo, ovviamente prima sui giornali americani, che quotidianamente spulcio essendo un appassionato proprio di football NFL, si aveva un ritratto vago dell’accaduto, tutti in cerca di un perchè possa essere successo.

Più tardi nella giornata mi imbatto nel sito del Corriere della Sera e a metà pagina leggo: “Suicida ricevitore di Denver, era diventato riserva”. Stupore, un giornale italiano che tratta la notizia. Entro e leggendo l’articolo la solita delusione, mista a rabbia e desolazione. Non cambierà mai niente.

Ovviamente l’articolo era scritto da qualcuno che di football non sa nulla, non sa le regole del gioco, e nemmeno quelle che gestiscono la rosa di una squadra. Non sa cosa sia la Injury Reserve (lista infortunati in cui era inserito Kenny) e come funziona. Ma evidentemente aveva qualche riga a disposizione sul sito per fare un pezzo, e allora titolo ad effetto, facciamo credere che sia un pazzo scatenato, che alla prima partita da riserva si suicida. La gente sarà incuriosita e cliccherà il mio pezzo e così potrò avere i miei ritorni. Ovviamente il fatto di essere nella lista infortuni (e non una riserva, c’è differenza nello sport americano) non è stato il motivo del suicidio di questo ragazzo. Anche perchè era infortunato da agosto, quindi da due mesi, e l’anno prima aveva sempre giocato finchè non si era infortunato. Ma l’articolo funziona di più se faccio l’associazione ad effetto, senza rispetto per un ragazzo morto non si sa perchè, per la propria famiglia, per gli amici, per la comunità di Denver che per fortuna, almeno, non leggerà mai l’articolo.

Troppo spesso in Italia quello che non è calcio o gossip, non viene trattato con la dovuta professionalità. Il football è uno sport poco diffuso nel nostro paese, e certo grazie a questi articoli la gente non ne sarà attratta e si farà un idea sbagliata e lontano dalla realtà.

A volte piuttosto che parlare di qualcosa giusto per farlo, meglio tacere.

R.I.P. Kenny McKinley (1987-2010)

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